Daito-ryu Aikibudo
 
 

CULTURA TRADIZIONALE GIAPPONESE

 
 

Articoli, spunti e riflessioni

Questa pagina, lungi da voler essere un glossario sulla cultura giapponese, é semplicemente un'insieme di argomenti sugli aspetti essenziali della Cultura tradizionale nipponica ed in special modo delle arti marziali tradizionali come la nostra. Se l'articolo, volutamente succinto, é tratto da qualche testo o sito web, ne viene sempre riportata la fonte di riferimento. Spesso affianco al termine c'è la traslitterazione in Kanjiimg.
 
 

RYU ( 流 ), KO-RYU ( 古流 ) E RYU-HA ( 流 派)

Che cos'è una Ryu giapponese? La traslitterazione del kanji ( 流 ) è "scorrere" oppure "fiume", quindi un qualcosa che scorre di continuo. Una seconda lettura dello stesso kanji è "Scuola", intesa come scuola classica, scuola d'arte. Possiamo immaginare un'insieme di conoscenze organizzate in una Scuola che, attraverso generazioni, scorre nel tempo fino ad oggi. Storicamente una Ryu era una istituzione di tipo feudale creata dai vari clan oppure dall'iniziativa di un daymio allo scopo di insegnare le arti marziali ai samurai del proprio clan, e ne finanziava anche le spese. Per noi è sinonimo di “Scuola marziale classica”; abbianto al kanji "ko" ( 古 ) ha il significato di “Antica Scuola classica” ( 古流 ). L'abbinamento al kanji "ha" ( 派 ) dopo un nome ha il significato di "Scuola di...." esempio 小野派一刀流 : Ono-ha Itto-ryu = Scuola di Ono dell' Itto-ryu. È anche sinonimo di "stile" : lo stile Ono della scuola Itto. Tutte le scuole marziali giapponesi fondate prima dell'epoca Meiji img(1868) sono catalogate come "Scuole classiche tradizionali" .
 
 

SODENKE, SOKE E SOSHI

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KATA ( 形 )

Nella nostra scuola lo studio rigoroso dei kata serve, in primo luogo, a trasmettere alle nuove generazioni l'esperienze del passato (in questo caso realizzate nei campi di battaglia prima, nel musha-shugyo fatto da Takeda Sokaku sul "campo" dopo), in secondo luogo evitare che le tecniche di base abbiano particolari "personalizzazzioni" da parte degli istruttori, che snaturerebbero la tecnica stessa. Noi consideriamo il kata come uno scrigno di conoscenze preziose che i samurai, con fatica di lunghi anni di allenamenti (ed anche a costo della loro vita) hanno accumulato per le future generazioni. È il modo migliore per fare una tecnica. Trasmettere la conoscenza per mezzo dei kata è una caratteristica di tutta la cultura tradizionale giapponese.

[...] Takeda Tokimune così scriveva : Il Daito-ryu Aikibudo è invece un'arte marziale e un bene culturale immateriale destinato a essere tramandato alle nuove generazioni come lo è stato sino ad ora. Per questi motivi trasmettere i kata é molto importante, attraverso la tradizione orale dai maesti agli allievi, I maestri hanno il dovere di trasmettere i kata così come erano stati trasmessi prima, senza nessun tipo di modifiche volute dalle preferenze personali. [Tratto da : Daito-ryu Aikibudo, Storia e Tecnica; autore Antonino Certa - 2006]

 
 

WAZA

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SHIHAN

La traslitterazione moderna dei kanji Shihan è "insegnante maestro". Il termine fu preso in prestito, nelle vecchie scuole di arti marziali, dal nome della bussola cinese , la quale "contrariamente" a quella in uso in occidente, indicava sempre il Sud. Per gli antichi cinesi questo voleva dire la "giusta direzione", il giusto verso delle cose della vita, andare verso "casa". Nel mondo delle arti marziali ha il significato di un maestro che indirizza e guida gli allievi verso la "giusta direzione" dell'arte. Ha volte è tradotto liberamente come "una persona da imitare".

[...] Harutane Chiba Sensei risponde : Shihan è un termine usato nei vecchi dojo per mostrare rispetto verso gli studenti che sostengono il dojo e per aiutare a indicare la giusta via. Non significa sempre che la persona è un maestro di arti marziali. La parola in sé viene dall'antica Cina. Una leggenda cinese racconta di un tipo di bussola chiamata shinansha. La bussola shinansha punta fedelmente nella direzione che un viaggiatore dovrebbe seguire. La shinansha era montata su di un carro, le cui braccia sollevate puntavano verso sud. I cinesi la usavano per essere guidati nella giusta direzione. In Giappone, secoli dopo, quando le arti marziali si stavano appena sviluppando, i giapponesi presero la parola shinansha e cambiaroni i kanji nella lettura shihan, che letteramente significa "additare verso sud". Si usa per indicare l'istruttore o la persona che, come la bussola cinese, punta sempre verso la giusta direzione. [Tratto da : Il Cuore del Kendo, autore Darrell Max Craig, Edizioni Mediterranee - 2001]

 
 

DENSHO ( 伝書 ), MAKIMONO ( 巻物 ) E MOKUROKU ( 目録 )

I Densho sono "istruzioni scritte" utilizzate dalle ko-ryu, contenenti i mokuroku o cataloghi di tecniche, allo scopo di trasmettere alle future generazioni spiegazioni dettagliate circa i principi e i contenuti delle tecniche della scuola. A volte contengono informazioni esoteriche relative al significato piú profondo delle tecniche della Ryu, così come i collegamenti con la religione, oppure la descrizione di tecniche segrete. Inoltre, in alcune scuole, i densho contengono la storia della scuola e della famiglia. I Densho sono scritti spesso sotto forma di rotoli o "makimono" e in genere sono di diverso numero, di solito 3, 5, o 7. Ognuno di loro porta un nome specifico che spesso è volutamente criptico, quali “Hiden Okugi”, “Chuden no maki”, etc.. Non tutti i densho sono scritti sotto forma di makimono o rotoli, fin dall'era Meiji (1868-1911)spesso sono stati scritti sotto forma di quaderni legati insieme. Quando un membro della suola riceveva un makimono significava che egli aveva padroneggiato le tecniche relative a quella sezione del programma tecnico della Ryu. In pratica i densho "attestavano" la conoscenza e il livello di abilitá tecnica e spirituale dello studente.
 
 

MUSHA-SHUGYO

[...] Musha-shugyo si riferisce alla circostanza in cui un samurai aveva il permesso di lasciare il suo dojo con una lettera di presentazione del maestro della scuola. Avrebbe viaggiato per le montagne e praticato i suoi kata attraverso l'uchikomi e la meditazione. Quando sentiva di essere pronto, andava in una città in cui aveva sentito di un importante dojo di kendo, o in cui il suo Sensei conosceva il maestro di scherma. Presentava allora la sua lettera di presentazione e richiedeva un incontro di kendo. Di solito, il mestro del dojo mandava il suo studente più forte ad accettare la sfida per primo. Se il sumurai musha-shugyo batteva questo studente, il maestro non poteva raccogliere lui stesso la sfida, ma presentava le sue scuse e in genere dava al samurai dei soldi per le spese di viaggio e lo rimandava per la sua strada - a quei tempi, se il maestro veniva battuto, sarebbe stata la fine della scuola. D'altra parte, se il samurai musha-shugyo veniva battuto, sarebbe rimasto e diventato un devoto allievo finché non avesse sentito di padroneggiare i waza del dojo, e poi sarebbe andato via. [...] [Tratto da : Il Cuore del Kendo, autore Darrell Max Craig, Edizioni Mediterranee - 2001]
 
 

OMOTE ED URA

In generale in una ko-ryu omote e ura raggruppano un certo numero di tecniche che fanno riferimento a una specifica proprietá fisica della tecnica, come il modo in cui viene eseguita, o dove posizionare il proprio corpo in relazione all'avversario. Spesso si specifica che le tecniche omote possono essere insegnate a tutti i praticanti e si può dare una pubblica dimostrazione di esse. Mentre le tecniche ura vengono insegnate solo agli allievi avanzati e non vengono dimostrate in pubblico. Nel programma d'insegnamento vengono insegnate per prima le tecniche di tutto un mokuroku nella forma omote, poi tutto il gruppo nella forma ura dello stesso mokuroku.
 
 

KYU E DAN

L'utilizzo del sistema dei gradi dan è relativamente recente nella scuola Daito, come ogni scuola tradizionale giapponese (ko-ryu), essa utilizzava il sistema dei diplomi (menjo) che attestavano la conoscenza di un certo gruppo di tecniche, patrimonio della scuola, scritte nei densho. Dopo la IIa Guerra Mondiale tutte le associazioni di arti marziali giapponesi hanno imposto il sistema kyu-dan per qualificare i propri istruttori e praticanti, abbandonando così il vecchio sistema. Takeda Tokimune, restio al cambiamento, lo introdusse tardivamente attorno al 1960 limitando peró a soli cinque i gradi dan, quindi per la nostra scuola il 5° dan è il grado piú elevato che si possa raggiungere; dopo esiste solo la qualifica onorifica di Shihan.
 
 

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